Esistono momenti nella vita di qualcuno che rendono i finali magici.
Dopo aver smarrito la strada, la vittoria ha un sapore diverso. Migliore. Perché è fatta di sacrifici, di debolezze, di attimi in cui tutto sembra andare a rotoli e nulla può aggiustarli.
E a Wimbledon la musica sembra diversa.
È più lenta, sembra quasi trasmettere tensione.
Non ci sono più le sicurezze di una volta: tutto è possibile.
Lo abbiamo visto a Parigi, e sembra quasi ripetersi anche in Inghilterra.
Non c’è Carlos Alcaraz, e chiunque può prendere il suo posto. Chiunque può diventare il nuovo re. O chiunque può confermarsi.
Tutto è nelle mani della sorte. E di chi osa più degli altri.
Wimbledon ci ha regalato partite incredibili sin dal primo turno. Perché non basta essere i più grandi di tutti i tempi. Non basta essere il nuovo arrivato colmo di volontà e forza.
La costanza e la pazienza sono le armi più importanti per poter essere ricordati.
I protagonisti della nostra storia sono arrivati fino in fondo. Hanno saputo affrontare le intemperie e avversari difficili da sconfiggere.
E seppure in finale la musica è cambiata, annuncerà sempre l’unico vincitore del torneo.
La storia è scritta, ma qualcosa è cambiato. Nell’animo di ciascuno c’è più consapevolezza e maggior fiducia verso se stessi.
Ogni passo identifica quanto fatto durante il viaggio e cosa ci sarà da cambiare.
Ma cosa succederà ora, per gli eroi della nostra storia?
IL FINALISTA: ALEXANDER ZVEREV
Abbiamo già affrontato l’argomento “Alexander Zverev” nell’articolo inerente al titolo vinto a Parigi. E, nonostante tutto, è ancora una volta arrivato in una finale Slam.
A Wimbledon per lui è la prima finale in dieci edizioni a cui ha partecipato. Aveva fermato la serie di 9 vittorie Slam consecutive da parte della coppia Sinner-Alcaraz, ma questa volta non è riuscito a confermarsi.
Anche se è diventato numero 2 nel ranking ATP. È comunque arrivato in finale, ha fatto il suo. Senza Alcaraz che poteva dar fastidio, ciò che doveva fare lo ha fatto.
Come ha detto lo stesso Zverev: “Siamo arrivati a Wimbledon senza mai aver giocato i quarti e adesso c’è la finale. A 29 anni, per la prima volta, ci credo.”
Dopo essersi tolto il peso di vincere uno Slam, ‘Sascha’ Zverev arriva a Wimbledon da numero 2 del seeding, causa assenza di Carlos Alcaraz.
Gran servitore, questo merito vorrei attribuirglielo, ha saputo sfruttare le difficoltà degli avversari per passare avanti, turno dopo turno.
Prima della finale ha concesso solo due set agli avversari.
Proprio al primo turno contro Blockx arriva il primo set perso, ma nonostante questo va avanti.
Arrivano due 3-0 contro Royer e Giron prima di giocarsela con Lehecka in due giornate separate. Infatti, contro il ceco va avanti di due set, e per il coprifuoco imposto hanno dovuto completare il match il giorno dopo. Conquista il terzo set Jiri Lehecka, per poi vedere Zverev come il vincitore dell’incontro.
Ai quarti di finale il tedesco incrocia uno degli avversari più ostici della sua carriera: Taylor Fritz. Sulla loro rivalità c’è tanto da dire (e magari fare un articolo a parte).
Sette incontri consecutivi vinti dall’americano, due anni di dominio da quella rimonta a Wimbledon nel 2024.
Ma questa volta la musica è un po’ diversa: a causa di un problema al ginocchio, Fritz non ha disputato un’eccellente partita. E il suo avversario ne ha approfittato, passando il turno e arrivando in semifinale senza troppi intoppi.
In semifinale c’è Arthur Fery, grande sorpresa di questo torneo. Dopo una vittoria su Flavio Cobolli, per l’inglese c’è il numero 2 del mondo.
Sembra un’impresa non così tanto lontana dall’essere realizzata. Ma non ha potuto nulla contro una perfetta prestazione del tedesco.
È finale.
La prima della sua carriera a Wimbledon.
Il suo avversario? Jannik Sinner.
La partita inizia bene per Alexander Zverev: il primo set è il suo. Dopo una serie di quattordici set consecutivi persi, il tedesco se ne aggiudica uno. Al tie-break.
Gioca un ottimo tennis, come non si era mai visto contro Sinner.
E nonostante perda il secondo al tie-break, comunque continua ad avere un livello altissimo.
Ma, a quanto pare, questo livello dura per i primi due set. Poi c’è un calo notevole e perde i restanti due per 6-3, 6-4.
Raggiunge comunque una finale, riesce ad alzare il livello, ma (secondo me) in Zverev manca ancora qualcosa che a 29 anni non potrà più integrare.
Sinner e Alcaraz sono giovani e, nonostante siano già dei fenomeni, hanno ancora del margine per migliorare.
Basti pensare che uno degli ultimi accorgimenti di Jannik da un punto di vista tecnico riguardava il servizio, che nell’ultimo anno e mezzo è cambiato tanto.
Ma tecnicamente non credo ci possano essere dei miglioramenti per il tedesco, dovrebbe cercare più continuità e avere la possibilità di cambiare mentalmente in campo.
Cosa che rimane complessa per la sua età e l’esperienza che ha già maturato in tanti anni dentro al circuito.


JANNIK SINNER SI CONFERMA A WIMBLEDON
Alle volte c’è bisogno di fermarsi, altre volte che il destino faccia il suo corso.
Non sempre le cose vanno come vorremmo e ci sono obiettivi che tardano ad arrivare.
I problemi fisici, molto spesso sono i primi avversari da combattere. E lo stesso è accaduto a Jannik Sinner a Parigi, che ha perso in rimonta contro Juan Manuel Cérundolo.
Eppure il numero 1 al mondo, dopo essersi ripreso, non ha smesso di lottare.
Il suo stato fisico a Wimbledon era dubbio, soprattutto perché al primo turno ha vinto al quinto set dopo una lotta contro Kecmanovic.
Nonostante le difficoltà di incrociare avversari complessi da battere (nonostante i netti 3-0), quali Borges, Brooksby, Mochizuki, Struff e Djokovic, l’italiano arriva in finale.
A confermare l’ottimo lavoro di queste ultime settimane, Jannik Sinner si ritrova in finale perdendo “solo” due set, ma rimanendo in campo per più di quattordici ore.
E vincendo gestendo tutte le situazioni nel miglior modo possibile.
I primi due set dell’incontro sono stati i più duri da affrontare. Sotto di uno dopo più di un’ora è dura. Gli errori erano tanti, il caldo faceva la sua parte.
La scalata era dunque in salita.
Nel secondo set arriva un altro tie-break. Poche occasioni per cambiare le sorti della partita, intensità elevatissima.
Tutto si decideva lì.
Ed infatti Sinner domina, vincendo per 7-2.
Il sole inizia a calare, così come la qualità degli scambi.
Meno incisività, soprattutto da parte di Zverev, e sugli scambi lunghi l’italiano è il favorito tra i due.
Con poche energie fisiche, il resto della partita era una battaglia mentale.
E su questo Jannik Sinner è un vero campione.
Non è stata, a Wimbledon, la prima volta che lo si notava.
Quando il corpo non risponde e non performa come desideriamo, la mente diventa la padrona del gioco.
Diventa tutto meno istintivo e più schematico. Si puntano le difficoltà dell’avversario. Non si molla mai.
Sul tre pari nel terzo set Zverev cade, si tocca il ginocchio. Si giocava sulla palla del possibile break a favore del tedesco.
Sembra di rivivere quel Roland Garros del 2022.
Tutto si ferma per qualche frazione di secondo. Sinner si avvicina, controlla la situazione.
E, con un gesto di vero fair play, aiuta l’avversario ad alzarsi.
Da lì, arrivano tre game consecutivi per l’italiano, che vince il terzo set per 6-3.
Poi arriva quel momento.
Il momento per cui hai faticato. Il momento per cui ti alleni da tutta la vita.
Il tennis di Zverev perde colpi un punto dopo l’altro. Non ne ha più.
Sinner ne approfitta e conclude la partita in bellezza.
6-4.
Per la seconda volta, per due anni consecutivi, Jannik Sinner è campione a Wimbledon.
È steso per terra.
Ancora una volta ha dimostrato di essere il miglior tennista al mondo in questo periodo storico.
Ancora una volta ha saputo rialzarsi dopo aver lottato contro il suo corpo.
In campo si gioca in due, e lui ha ancora dimostrato di essere superiore. Nonostante l’ottima prestazione di Zverev, vince contro di lui per la decima volta consecutiva.
Il numero 1 colpisce ancora sull’erba reale di Wimbledon.
È lì, disteso.
Ancora una volta, l’Italia viene portata sul tetto del mondo grazie ad un giovane fenomeno.
Questo fenomeno, però, è semplicemente un ragazzo che ha deciso di rendere il tennis il suo lavoro.
È semplicemente, Jannik Sinner.
La musica finisce, il sipario si chiude.
Poi tutto ricomincerà con il prossimo torneo.

